La sospensione dell’esecuzione con l’introduzione della procedura da sovraindebitamento ex L. 3/2012.


sospensione

La sospensione dell’esecuzione con l’introduzione della procedura da sovraindebitamento ex L. 3/2012.

(entro 10 secondi sarai reindirizzato nella pagina aggiornata del sito dello studio per non attendere clicca Qui)

Molteplici sono le utilità apportate dalla legge sulla composizione della crisi da sovraindebitamento (legge 3/2012, così come modificata dal D.L. 179/2012), dirette a salvaguardare, oltre gli interessi del debitore, anche quelli dei singoli creditori.
E’ bene ricordare, intanto, che il procedimento di composizione della crisi da sovaindebitamento permette di scegliere tra tre tipi di procedure:
1) accordo coi creditori di composizione della crisi;
2) il piano del consumatore (per saperne di più sul piano e su come utilizzarlo per salvare l’immobile pignorato si legga “Il piano del consumatore per bloccare il pignoramento immobiliare e salvare casa“) ;
3) la liquidazione del patrimonio.
In questa sede, ci occuperemo di analizzare un aspetto molto importante, ovvero, la “sospensione di qualsivoglia azione intrapresa dal creditore che possa arrecare un pregiudizio al patrimonio del debitore”, quale effetto della presentazione della domanda di adesione ad una delle procedure in precedenza indicate ai punti 1) e 2), con enormi benefici per il medesimo.
Si tratta della possibilità, che il legislatore offre ad un soggetto particolarmente sovraindebitato (debitore), di “salvare”, almeno temporaneamente, il proprio patrimonio immobiliare (od anche quello mobiliare) da eventuali azioni intraprese dai creditori, permettendogli, sospendendo i processi esecutivi in corso, di porre rimedio alla sua disagiata condizione finanziaria.
L’accordo di composizione della crisi coi creditori prevede la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei redditi futuri e tutelando in tal modo, sia la figura del creditore che quella del debitore.
Qualora tali obiettivi sembrano raggiungibili con la proposta, avanzata a cura e con l’assistenza di un O.C.C. (Organismo di Composizione della Crisi)/professionista, il giudice competente, effettuate le opportune verifiche preliminari sull’ ammissibilità della procedura ai sensi degli artt. 7, 8 e 9, provvede a fissare un’udienza di omologazione dell’accordo, ai sensi e per gli effetti dell’art. 10 della succitata legge, disponendo, al contempo, una serie di adempimenti posti a carico del debitore, dei creditori e dell’O.C.C./professionista che ha redatto il piano di accordo.

In questa sede ci occuperemo di analizzare dettagliatamente il 2° comma, lettera c) dell’art. 10 della L. 3/2012, così come modificato dal D.L. 179/2012, il quale, sancisce che il giudice, con la fissazione dell’udienza di omologazione ” dispone che, sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali ne’ disposti sequestri conservativi ne’ acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo, da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore; la sospensione non opera nei confronti dei titolari di crediti impignorabili”.
Dalla disamina di tale norma si evince come il decreto del giudice, e quindi l’intera procedura, in cui viene fissata l’udienza di omologazione dell’accordo di composizione della crisi coi creditori, costituisca al contempo sia uno strumento per garantire la parità dei creditori medesimi, impedendo che alcuni possano acquisire una posizione di vantaggio rispetto ad altri, sia un’ importante opportunità per il debitore di protezione temporanea del proprio patrimonio nei confronti dei predetti, aventi titolo anteriore all’emissione del provvedimento, con esclusione dei soli soggetti che vantano crediti impignorabili.
Tale meccanismo avviene in maniera del tutto automatica, prescindendo da un’eventuale istanza fatta dal debitore.
Inoltre, tale effetto, non è soggetto al potere discrezionale del giudice, il quale, è tenuto a determinare gli effetti sanciti dall’art. 10 co.2 lett. c) in base al quale, lo si ripete, per i creditori anteriori e fino alla definitiva omologa dell’accordo, sotto pena di nullità, non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali, non possono disposti sequestri conservativi e non possono essere acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore.
Ovviamente, tali effetti, diventeranno definitivi con l’omologazione, per la quale occorre il parere favorevole del 60% dei creditori.
Al contrario, si tenga presente che i creditori aventi titolo o causa posteriore al provvedimento predetto potranno intraprendere le azioni più opportune per soddisfare la loro legittima pretesa.
Il decreto del giudice, dunque, ben può essere equiparato a tutti gli effetti ad un atto di pignoramento.
La ratio della disposizione in questione, presenta delle forti similitudini con quella della legge fallimentare. Infatti l’art. 51 L.F. sancisce il divieto di azioni esecutive e cautelari individuali e precisamente dispone: “salvo diversa disposizione della legge, dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva o cautelare, anche per crediti maturati durante il fallimento, può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento”.
Tale effetto è richiamato anche dall’art. 168, co. 1° L.F. in tema di concordato preventivo, e precisamente: “dalla data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e fino al momento in cui il decreto di omologazione del concordato preventivo diventa definitivo, i creditori per titolo o causa anteriore [al decreto] non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore”.
E’ chiaro, dunque, l’intento del legislatore, nelle sue varie espressioni legislative, di ideare un sistema a garanzia sia del debitore che del creditore.

Quanto sin qui trattato vale, sotto il profilo degli effetti e del contenuto della procedura, anche nel caso del piano del consumatore (o piano di risanamento dei debiti), che costituisce una procedura destinata, in alternativa a quella dell’accordo da sovraindebitamento, a quei soggetti privati che rivestono la qualità di consumatore, che si trovano in una situazione finanziaria caratterizzata da una elevata quantità di debiti sorti per scopi diversi dall’attività imprenditoriale o professionale.
Ebbene, anche in questo caso, con l’adesione al piano del consumatore, il debitore beneficia degli stessi divieti imposti ai creditori previsti per l’accordo, ovvero: non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali, non possono essere disposti sequestri conservativi e non possono essere acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore.
E’ una procedura alternativa all’accordo, la quale, inoltre, beneficia anche del fatto che con essa non è previsto il raggiungimento del parere favorevole del 60% dei creditori per l’omologazione del piano.
Questo giudizio, dunque, si incentra sull’accertamento della fattibilità del piano, la sua idoneità ad assicurare il pagamento dei crediti impignorabili e della meritevolezza del debitore, ed è preclusa, ai creditori, la possibilità di esprimersi in merito, e quindi di disapprovare il piano.
Ritornando alla questione che ci occupa in questa sede, ovvero la sospensione delle azioni pregiudizievoli intraprese dai creditori, con riferimento al piano del consumatore, l’art. 12 bis, co. 2° della L. 3/2012 dispone: “Quando, nelle more della convocazione dei creditori, la prosecuzione di specifici procedimenti di esecuzione forzata potrebbe pregiudicare la fattibilità del piano, il giudice, con lo stesso decreto, può disporre la sospensione degli stessi sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo”.
Dal dettato normativo, è facile rilevare un’ulteriore differenza rispetto alla procedura di accordo coi creditori: nel piano del consumatore, la sospensione non opera in automatico ed è soggetta al potere discrezionale del giudice, il quale effettua una valutazione nell’interesse sia del debitore, che del creditore.
Inoltre è bene ricordare che una volta omologato l’accordo, esso è obbligatorio per tutti i creditori anteriori al momento in cui è stata eseguita la pubblicità del decreto di
ammissione alla procedura.
Quindi possono trarsi le seguenti conclusioni:
i creditori aventi causa o titolo posteriore all’accordo non possono procedere esecutivamente sui beni oggetto del piano;
i creditori aventi titolo o causa anteriori al piano, potranno procedere con azioni esecutive solo qualora il giudice non abbia provveduto a sospenderle ex art. 12 bis co. 2°, col decreto di fissazione dell’udienza di omologazione.
In tal caso, qualora venga disposta la sospensione dell’esecuzione in corso, essa potrà cessare al momento della mancata omologazione del piano; oppure perdurerà, in caso di omologazione (art. 12 ter), sino alla completa esecuzione del piano.

In conclusione la legge 3/2012 oltre ad essere un efficacissimo strumento (ad oggi ancora poco conosciuto ed utilizzato dai più) per risolvere situazioni di sovraindebitamento da cui il debitore non potrebbe uscire altrimenti, si rivela un’eccezionale strumento altresì in tutte le ipotesi in cui il sovraindebitamento abbia portato, come spessissimo accade, ad azioni esecutive che bloccando il patrimonio immobiliare del debitore, gli impediscano di risolvere i propri problemi finanziari sia liquidando al giusto prezzo quegli immobili (cosa che sappiamo non avvenire alle aste dove il debitore vede abitualmente svenduti quegli immobili ad un prezzo iniquo), che ottenendo di poter uscire dalla propria posizione di crisi attraverso delle adeguatamente lunghe rateizzazioni (abbiamo affrontato diverse volte infatti l’argomento delle transazioni a saldo e stralcio che se consentono di tagliare buona parte del debito, non consentono rateizzazioni sufficientemente lunghe da consentire il più delle volte a chi non abbia grosse somme disponibili di risolvere la propria situazione debitoria), lunghe rateizzazioni che sono possibili specie laddove si presenti un piano del consumatore (spesso la fattibilità di questi piani è strettamente legata ad una rata sostenibile rispetto alle entrate ed uscite del debitore).

P. Avv. Vito Calcagno

(collaboratore dello studio d’Ambrosio Borselli presso la sede di Napoli)

Per alcuni utili suggerimenti su come vendere l’immobile pignorato ad un privato  al di fuori dell’asta (in un’udienza contestuale al pagamento dei creditori e alla conseguente richiesta di estinzione della procedura esecutiva) per vendere meglio e estinguere tutti i debiti si leggaVendere casa pignorata con contestuale estinzione della procedura esecutiva“,  tra le possibili soluzioni da non sottovalutare per salvare l’immobile anche la Conversione del pignoramento (per saperne  al riguardo di più si legga Art 495 cpc: la conversione del pignoramento nell’esecuzione immobiliare” )

Per saperne di più sul pignoramento immobiliare e sulle possibili opzioni a disposizione dei debitori in difficoltà per salvare il proprio immobile si legga anche l’articolo «Pignoramento immobiliare costi, tempi, procedura e Soluzioni – Salvare casa».
Per saperne di più sull’opposizione all’esecuzione ed agli atti esecutivi si leggano anche “Opposizione all’esecuzione e tutela del diritto all’abitazione” e l’Opposizione agli atti esecutivi, come e quando va proposta”
Per approfondimenti sul ruolo del consulente del giudice per la stima dell’immobile, sulla perizia di stima e sui vantaggi che una più elevata valutazione dell’immobile, può dare al debitore e come ottenerla, si legga Il Ruolo dell’Esperto (Consulente Tecnico d’Ufficio) Nell’Esecuzione Immobiliare

Per approfondire la direttiva mutui 2014/17/UE del 4 febbraio 2014 dell’Unione Europea che impone agli stati membri di predisporre le opportune misure per ottenere il miglior prezzo dall’immobile pignorato si legga La direttiva mutui dell’UE e le misure per ottenere il miglior prezzo dall’immobile pignorato

Per un modello di opposizione agli atti esecutivi da scaricare si legga  “Modello di opposizione agli atti esecutivi per deposito tardivo dell’istanza di vendita – Accoglimento del Ge ed estinzione del pignoramento”

Chi fosse interessato al problema dei mutui dei pignoramenti e della crisi che il settore immobiliare sta vivendo negli ultimi anni sul piano politico e dei possibili interventi legislativi anche alla luce delle norme a tutela dei debitori in crisi presenti negli altri ordinamenti giuridici può approfondire l’argomento leggendo anche l’articolo che abbiamo pubblicato sulla prestigiosa Rivista giuridico-economica Online “Forexinfo” dal titolo (una delle tante prestigiose riviste giuridico-economiche per le quali pubblichiamo articoli ed approfondimenti) dal Titolo:
L’aumento dei pignoramenti immobiliari e le possibili soluzioni legislative o processuali per salvare le case degli italiani sovraindebitati“, oppure sul sito ufficiale dello Studio d’Ambrosio Borselli (www.studioassocialtoborselli.it)  si legga Perchè il Dl 59/16 (cd Decreto Salva Banche) si rivelerà un fallimento- Le possibili soluzioni per salvare le case dei debitori“.
Per approfondire la materia dei pignoramenti immobiliari e della tutela del debitore nell’ambito degli stessi si cerchi su google la parola “pignoramento” associata a “studioassociatoborselli.it” o a “dirittoimmobiliare.altervista.org” per reperire innumerevoli articoli sulla materia.
Ad ogni modo se avete subito un pignoramento immobiliare (o a maggior ragione se siete in procinto di subirne uno) e volete sapere come difendervi, tutelarvi, evitare di perdere casa, rafforzando la vostra posizione nei confronti di un creditore che oggi sembra non voler sentir ragioni, ma che domani o dopodomani, quando i tempi e i costi a cui l’avrete costretto si saranno dilatati a dismisura, comincerà finalmente a ragionare e parlare la vostra lingua e quindi a trattare con voi su basi accettabili, se anche soltanto volesse rimanere anni in più ad abitare la vostra casa perchè non avreste dove altro andare, o soltanto volete e pretendete che chi vi voglia prendere la casa frutto di tanti sacrifici, debba essere costretto a farlo rispettando la procedura prevista dalla legge (cosa che ovviamente non avviene se non in maniera molto sommaria, laddove uno non si difenda) e quindi tutti i tempi (e i relativi costi), contattateci per un primo preventivo gratuito che vi illustrerà i possibili benefici di una eventuale assistenza difensiva (per il contenzioso immobiliare siamo domiciliati in tutti i Tribunali italiani), oltre ai costi e alle possibili rateizzazioni per questo tipo di procedure.
La lunga e prestigiosa storia dello studio, probabilmente il più vecchio d’Italia nel settore immobiliare è consultabile cliccando Lo Studio – Avvocati dal 1880, per leggere l’articolo sugli avvocati specialisti della Campania pubblicato sul Sole 24 ore del 27 ottobre 2016, in cui si riconosce  lo Studio come l’unico specializzato nel settore immobiliare ad operare sull’intero territorio Nazionale si legga “Dicono di Noi“, per contattarci si visiti la pagina “Diventa Cliente- Contattaci

La sede principale dello Studio Legale è in Napoli alla Via Guantai Nuovi 16

Tel. +39 081 4206164 – Fax +39 081 0105891

Milano – Via Francesco Reina 28 Tel. +39 02 87198398 Fax +39 02 87163558

Roma -Via Catone 3, Via Peralba 5 Tel.  +39 0692927916

Brescia – Via Aldo Moro, 13 (Palazzo Mercurio)  Tel. +39 030 7777136 

Mobile +39 340 5009682

E-mail:

[email protected]

posta certificata: [email protected]

Avv. Edgardo Diomede d’Ambrosio Borselli

Iscritto “all’Albo Avvocati di Napoli”

Studio Legale associato d'Ambrosio Borselli